40 DISCHI SOTTO I RIFLETTORI DA UN 2006 AVARO DI NOVITÀ/4
A livello di nuove uscite discografiche l'anno appena concluso non ha offerto particolari spunti, portando con sé non molti dischi memorabili. Tra ritorni di vecchi leoni, alcuni ormai dalla criniera spelacchiata, ed esordi più o meno promettenti, ecco una veloce rassegna su 40 dischi da conservare o mettere da parte
La copertina de 'L'Aldiquà'
26/1/2007
JULIE’S HAIRCUT 'After Dark, My Sweet' Istruzioni per l’uso: provincia emiliana, 3 album e svariati EP alle spalle, tra garage rock e melodie pop soul. Ultimo approdo: psicadelia sperimentale macchiata di elettronica; brani lunghi, in presa diretta e spesso solo strumentali; chitarre alla Sonic Youth e guizzi vari stile Gong anni’70 (!). Un disco fatto prima di tutto per se stessi e che osa. Ps: bravi.
LUVI DE ANDRE’ 'Io Non Sono Innocente' Un esordio in cui affiorano potenzialità, ma da indirizzare meglio. Tanta grinta, forse troppa, quasi alla ricerca di un effetto Mia Martini, non raggiungibile anche per la minore capacità di varianti timbriche. In più, tra brani discreti e parole scelte con cura (tra le firme Claudio Fossati), una certa piattezza negli arrangiamenti. Non si cerchino riferimenti a padre e fratello: l’impianto strizza più l’occhio verso edulcorate sonorità anglosassoni.
MOLTHENI 'Toilette memoria' Un disco di assoluto livello fatto con piccoli frammenti del cuore. Senza cedere a compromessi e con qualche spigolatura, Moltheni prosegue il proprio percorso lungo le personali e variegate strade di un suggestivo intimismo rock. Autore originale da considerare tra i migliori del nostro panorama attuale e colpevolmente lasciato ai suoi margini.
OMAR PEDRINI 'Pane, burro e medicine' Nel suo ritorno alla vita (scampato ad un’aneurisma aortico), Pedrini mette da parte il proprio passato. Quindi addio Timoria e via. Lungo le tracce pare di sentire Battisti versione Audio2 elettronici; poi compare Vasco che dice a Grignani di riscrivere 'Sally'; infine a chiudere l’album arrivano i Dik Dik! Così, un po’ sconcertati, ci si chiede: 'ma di chi è questo disco che ho ascoltato?'
RICCARDO SINIGALLIA 'Incontri A Metà Strada' Dimostra ancora una volta la nota qualità nel descrivere figure e atmosfere, le stesse con cui ha contribuito a segnare la fortunata svolta cantautorale dei Tiromancino. Una cifra stilistica marcata ma con sempre nuovi intarsi; i singoli brani, pur legati da fili indissolubili e chiara parte di un unicum, vivono e si librano felicemente di per sé. Da non far scorrere via nell’indifferenza.
SAMULE BERSANI 'L’Aldiqua' Ormai si è conquistato un posto di rilievo nella cosiddetta generazione di nuovi cantautori. Vario e piacevole con ottimi arrangiamenti e scelte melodiche, l’album è ricco di belle canzoni tra cui merita una citazione 'Occhiali rotti'. Così i difetti, tra cui un’eccessiva uniformità nella impostazione vocale, passano decisamente in secondo piano.
SERGIO CAMMARIERE 'Il pane, il vino e la visione' Terzo lavoro per il pianista crotonese che combina canzone d’autore con ispirazione classica e jazz. Piacevole, ma rispetto al precedente e davvero ispirato 'Sul sentiero' rappresenta un passo indietro, non offrendo granché che esca dalle tracce di genere e le arricchisca.
SPIRITUAL FOLK 'Armaggedon Gigolò' Dopo qualche anno di sottobosco emerge questa band romana dall’afflato internazionale che s’incarna nella figura di Simone Salvatori. Scorrazza nell’indie folk tra ballate maledette e noir; il tutto reso orecchiabile e piacevolmente retrò dalla costante presenza di una cornice d’archi (l’orchestra di Morricone!) e di uno dei più acclamati violinisti contemporanei: Matt Howden. Una piccola rivelazione.
UZEDA 'Stella' Ancora controcorrente dopo due decenni di carriera, il gruppo catanese torna con un CD di mezzora appena. Ma, giustamente, perché aggiungere fronzoli inutili? Quindi gli estimatori del genere si godano questi 30 minuti di rock grezzo, ben suonato ed amalgamato tra le chitarre distorte di Agostino Tilocca e la dolente voce di Giovanna Cacciola.
VIRGINIANA MILLER 'Fuochi Fatui d’Artificio' Quasi dieci anni dal primo disco e questa band livornese vive ancora nelle retrovie. Peccato perché ci troviamo di fronte a gente che sa davvero trattare musica e parole. Immersi in una sorta di cantautorato new wave, attingono a memorie e citazioni di fronte alle quali ognuno potrà differentemente ritrovarsi e trarre stimoli.