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MUSIC ON GODOT 
Sguardo sul mercato discografico
40 DISCHI SOTTO I RIFLETTORI
DA UN 2006 AVARO DI NOVITÀ/3
A livello di nuove uscite discografiche l'anno appena concluso non ha offerto particolari spunti, portando con sé non molti dischi memorabili. Tra ritorni di vecchi leoni, alcuni ormai dalla criniera spelacchiata, ed esordi più o meno promettenti, ecco una veloce rassegna su 40 dischi da conservare o mettere da parte.
   
La copertina di Stazioni Lunari
 26/1/2007
AMALIA GRE’ 'Per Te'
Tre anni fa all’esordio venne salutata come la nuova Mina, ora pare già messa nel dimenticatoio. Eppure questo secondo disco, che forse pecca solo di un’eccessiva lunghezza, ripropone un’artista a tutto tondo; voce incantata che non cede alla deleteria moda dei birignao e spazia con leggiadria nel mondo jazz pop, tra inediti e cover condotte con padronanza ('We have all the time in the world').

ANNA OXA 'La Musica E’ Niente Se Tu Non Hai Vissuto'
Personaggio sempre discusso, Anna Oxa rimane interprete di valore. Certo a volte cade in scelte opinabili ed eccessi di virtuosismo, ma la sua storia musicale è fatta anche delle nevrosi personali a cui talvolta lascia campo. La contestata 'Processo a me stessa' rimane tra le migliori, oltre che più originali, canzoni dell’anno.

ASHES 'Unisono'
Progetto elletro-dub firmato Eraldo Bernocchi e Bill Laswell, con Raiz alla voce. Dai vicoli napoletani (con un’alienata versione di 'Guapparia') alle distese berbere, fino alla trance psichedelica che porta ad una suggestiva rilettura di 'Set for the controls' dei Pink Floyd dove il sound alla Massive Attack si mischia ad un cantato stile Jesus Crhist Superstar. Ipnotico.

ASSALTI FRONTALI 'Mi sa che stanotte…'
Da sempre questa band romana rappresenta un punto di riferimento nell’espressività socio-musicale delle posse, fenomeno che non di rado trova interpreti quantomeno discutibili. E anche questo loro quinto lavoro, pur ricco di difetti e autocompiacimenti di troppo, ha un suo onesto e specifico spessore. Cosa che, per dire, difficilmente raggiungerà mai Fabri Fibra.

LUCA CARBONI'Le band si sciolgono'
Deludente ritorno del cantautore bolognese e delle sue storie quotidiane, minime e universali. La formula suona come un copia ed incolla dai precedenti lavori e mostra la corda, pagando ulteriore dazio a testi poco ispirati che inciampano sovente nella banalità. Dopo diversi anni di assenza dalle scene l’esito pare frutto di uno sforzo davvero modesto.

CASINO’ ROYALE 'Reale'
Con Giuliano Palma mossosi verso altri lidi, Alioscia riconduce la band lungo i confini esplorati un decennio fa. La produzione di Howie B. (Tricky, Bjork, U2…) cerca di attenuare l’effetto datato che qua e là fa capolino; operazione sufficientemente riuscita seppure niente suoni innovativo. Notturno, da ascoltare magari durante un lungo viaggio in macchina.

DELTA V 'Pioggia Rosso Acciaio'
Il duo Bertotti-Ferri recupera Francesca Touré alla voce e realizza un buon album che celebra dieci anni di attività. Campionamenti e gusto drum’n’bass sempre presenti, ma più spazio a chitarre elettriche e strumenti suonati. Disco d’impatto immediato e testi malinconici nell’esaminare i difficili rapporti tra l’ io e il mondo. Un paio di brani in meno avrebbero reso più gradevole il tutto.

FINLEY 'Tutto è possibile'
Non si sentiva davvero l’esigenza di una copia italiana delle college-band dal punk-rock annacquato che imperversano in USA. Ma Cecchetto sa ancora fiutare dove tira il vento: una produzione sapiente, adeguato pompaggio mediatico ed ecco confezionato un prodotto da hit parade che certi nostri teen-agers sembravano aspettare famelici. E pazienza se tutto puzza al più di karaoke.

GIANMARIA TESTA 'Dalla parte del mare'
Giunto al sesto album dopo aver conquistato l’Olimpia di Parigi e la critica, il cantautore piemontese fatica a sfondare presso il grande pubblico. Eppure, senza gridare al capolavoro, ancora un’opera di qualità dove sembrano incontrarsi Fossati, Conte e Bubola. Un concept sulle nuove migrazioni da assaporare con attenzione.

GINEVRA DI MARCO 'Stazioni Lunari'
L’ex voce femminile dei C.S.I. va attingere ai canti del popolo, con il supporto del compagno Francesco Magnelli: dalla nostra tradizione mediterranea, fino al Sudamerica, passando per le valli bretoni e i monti gitani. Lavoro di grande qualità, partecipato con la testa e col cuore, in cui ogni brano è una gemma. Voci arcaiche ricondotte a noi in tutta la loro dolenza e dignità.

to be continued…

Marco Usai

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