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MUSIC ON GODOT 
Sguardo sul mercato discografico
40 DISCHI SOTTO I RIFLETTORI
DA UN 2006 AVARO DI NOVITÀ/1
A livello di nuove uscite discografiche l'anno appena concluso non ha offerto particolari spunti, portando con sé non molti dischi memorabili. Tra ritorni di vecchi leoni, alcuni ormai dalla criniera spelacchiata, ed esordi più o meno promettenti, ecco una veloce rassegna su 40 dischi da conservare o mettere da parte.
   
Cover di 5:55 di Charlotte Gainsbourg
 10/1/2007
BODUF SONGS Lion Devours The Sun
Dietro questo non ben traducibile pseudonimo, si cela un nuovo cantautore inglese che fa nome Matthew Sweet. La sua cifra è tessere trame su semplici accordi di chitarra. Da qui, circonfusi da soluzioni armoniche dark folk, quadretti cupi coltivati a semi da cui germogliano smarrimento e morte. Una realtà malata tuttavia cantata con toni di ascesi dalla stessa. Difficile ma ammaliante.

CHARLOTTE GAINSBOURG 5:55
Disco dalle atmosfere rarefatte, probabilmente gradevole ad un ascolto seduti sul divano, rinfrescati da un buon cocktail. Prestandogli però più attenzione la produzione un po’ monocorde degli AIR, oltre che la voce sussurrata di questa comunque capace figlia d’arte, induce qualche sbadiglio. Comunque non disprezzabile.

CLARA HILL All I Can Provide
Niente da dire: la voce c’è, gli spunti per creare un sound caldo tra soul, jazz e chill out anche. Ma le canzoni sono davvero troppo lunghe e pagano pegno ad una scarsa varietà nelle scelte melodiche e d’arrangiamento. Questo pur tra l’altro presentando ciascuna un diverso produttore. Richiede predisposizione e resistenza alla noia che via via preme.

DECEMBERISTS The Crane Wife
Sviluppando un concept ispirato ad una fiaba giapponese, il gruppo di Portland realizza un bel disco, ricco e affascinante per come piega l’indie pop ad una moltitudine di stili (vi è anche una straordinaria suite in puro progressive di 13 minuti). Peccato solo che in un paio di brani il pregio diventi un difetto e l’indulgenza verso troppe sfaccettature talvolta tracimi in un brodo allungato.

FILM SCHOOL Film School
Da San Francisco, si inseriscono nella schiera dei gruppi mossisi alla riscoperta di certa new wave datata anni ’80. Nel complesso lo fanno con maggior personalità di altri più celebrati pedissequi targati british, caratterizzandosi con una certa epicità del suono. E così anche mischiare Cure ed Inspiral Carpets va oltre il mero esercizio di genere.

GUILLEMOTS Through The Window Pane
Salutato da più parti come miglior esordio dell’anno; senza sbilanciarsi in assolutismi si tratta di un ottimo disco. Il taglio è quello di un brit pop cucito con arte e raffinatezza. Tra arpeggi di piano e una voce che sembra volersi librare verso l’etereo, la qualità che in generale lo innerva permette di reggere le volte che inciampa nel velleitario.

GREGOR SAMSA 55:12
Dall’America un album dai toni alquanto crepuscolari: sostanzialmente dark, ma con squarci di alba che sorge. Non sempre regge l’eccessiva dilatazione di alcuni brani, la metà dei quali supera i sette minuti; ad ogni modo affascinante nelle sue de-strutturazioni, con una voce maschile e una femminile che ben s’incrociano.

J.J.CALE & ERIC CLAPTON Road To Escondido
Dalla penna dell’uno e dalla chitarra dell’altro tempo fa nacque una straordinaria versione di “Cocaine”. Circa trent’anni dopo la magia non si ripete. Tra ballate, coretti, Clapton pop e schitarrate più o meno blues, pochi i momenti da ricordare e che inducano a riascoltarlo. Scorre via, niente di più.

PAOLO NUTINI These Streets
Interessante esordio per questo italo-scozzese di nemmeno vent’anni. Difficile inscriverlo in un genere specifico: l’effetto è un mix pop-soul-rock che si caratterizza di una voce ruvida al punto giusto. Meritato successo oltremanica, sta trovando un certo riscontro anche da noi.

PAT METHENY & BRAD MEHLDAU Metheny/Mehldau
Una delizia per le orecchie lunga dieci brani in cui la chitarra di Metheny ed il piano di Meldau si inseguono e incontrano con grazia eccelsa. Un album che va oltre il jazz delineando paesaggi sonori molto articolati. Il progetto sarà completato da un prossimo album stavolta per lo più composto da pezzi per quartetto.

to be continued...


Marco Usai

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