Retrospettiva dedicata al regista, a Cagliari, a cura de L'Alambicco. L'associazione continua così il progetto ormai decennale sul cinema indipendente italiano. Aggiungendo un tassello interessante, dedicata a un autore che colpisce per dolcezza e ironia.
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30/11/2006
Si è conclusa sabato 25 novembre, a Cagliari, nel salone della Cinetaca Sarda, la rassegna dedicata al regista salentino Edoardo Winspeare. La retrospettiva è stata curata dall’Associazione Alambicco, che prosegue, tassello dopo tassello, il progetto decennale sul cinema indipendente italiano, un lavoro di alta levatura culturale e professionale, che ha portato in Sardegna grandi registi come Giuseppe Bertolucci, Guido Chiesa, Paolo Benvenuti, un mondo filmico autorale contrastante lo stereotipo di un cinema italiano paludoso e privo di innovazione.
La rassegna dedicata a Winspeare è stata particolarmente interessante perché ha riproposto sia i suoi tre lungometraggi (Pizzicata, Sangue vivo, Il miracolo), ma pure la sua originale produzione documentaristica a partire da San Paolo e la tarantola fino ad arrivare ad un breve capolavoro come La passione de Il Miracolo, sette minuti di grande emozione visiva.
Edoardo Winspeare è stato presente alle proiezioni del 23 e alla serata finale, intervenendo, a conclusione del film Sangue vivo, al dibattito con il numeroso pubblico presente, che ha incantato con la sua dolcezza, raffinatezza, ironia e cultura. E’ un uomo del sud, anche se non ne ha i tratti fisiognomici, che, però, rispecchiano il suo essere 'un bastardo', come afferma scherzosamente. Ha, infatti, lontane origini inglesi e una mamma ungherese. Comunque, ha dato alla sua terra un contributo culturale rilevante. Negli anni ottanta, insieme al gruppo musicale Zoè, di cui faceva parte, ha riproposto le sopite tradizioni sonore del Salento, riportando in vita la 'pizzica'(la musica 'terapeutica' delle 'tarantate'), recuperandone la vitalità, seppure in un contesto differente, imponendola come una importante realtà musicale sia nel nostro paese che all’estero. Si veda, in questo senso, la rilevanza, per esempio, della manifestazione Notte della Taranta, che, in agosto, coinvolge sul palco musicisti salentini, altri di levatura internazionale, cantautori di successo, mentre almeno ottomila persone ballano e cantano fino all’alba.
Ma Winspeare è anche un ottimo regista, che persegue una poetica complessa, supportata da una originale creatività stilistica. D’altronde, il cinema è stata la sua prima passione. ' Volevo fare cinema sin da bambino', ci racconta, ' realizzavo piccoli documentari sonori, fotografavo la realtà che mi circondava. In seguito, ho anche lavorato per la radio, dirigendo radiodrammi, coordinando reportage, fino a quando sono andato a Monaco per frequentare la scuola di cinema.'
Proviamo a definire rapidamente i tuoi film. Iniziamo da Pizzicata. 'Pizzicata è un po’ una fiaba. E’ ambientata negli anni quaranta, dunque nel passato che, a raccontarlo, appare sempre un po’ distillato, meno disturbante di quanto accade con il presente in Sangue vivo. E’ un film che mi ha dato una buona popolarità in Francia, dove ha avuto un discreto successo. Invece, Sangue vivo è stato pensato per Pino Zimba, attore sempre presente nei miei lavori, musicista del gruppo Zoè, amico fraterno, anche se io sono, per formazione e carattere, il suo esatto opposto. Zimba è un italiano in via di estinzione. Ha origini povere, ha affrontato situazioni esistenziali complicate e drammatiche: è stato emigrante, contrabbandiere, è stato in carcere. E’ un grande musicista di pizzica, come il resto della sua famiglia, di cui lui è stato, per certi versi, la pecora nera. Potremmo definirlo un anarchico, anche se non sa certamente cosa vuol dire l’anarchia! Mi interessava la sua vitalità, il suo 'sangue vivo'. Però, nonostante la location salentina, immaginando la storia dei questo film, io, che sono un appassionato della storia americana, ho sempre creduto potesse essere ambientata pure negli Stati Uniti, con il Mississipi al posto delle Puglie, Morgan Freeman e Denzel Washington invece che Pino Zimba e Lamberto Probo, il jazz al posto della pizzica!'
E’ vero che 'Sangue vivo' ha procurato qualche malumore tra i tuoi conterranei? 'La reazione dei salentini è stata quella di una popolazione piccata dai contenuti del film. Mi hanno rimproverato di aver raccontato una storia così dura, poco rassicurante. Ma se è vero che io penso il cinema come trasmissione di emozioni, non posso evitare l’impegno morale e sociale'.
Il documentario 'La Passione del Miracolo' è un momento potente del tuo cinema. Colpisce come la ritualità tragica religiosa sia esaminata dallo sguardo commosso di un bambino. 'Il film è ambientato a Taranto, in un Sud martoriato, dove la cultura tradizionale contadina sembra finita e dimenticata. Durante la Processione del Venerdì Santo, però, tutti credono in un miracolo, persino i camorristi che pagano cifre incredibili per poter portare sulle spalle tutto il giorno la statua di Cristo Morto. La tensione, la commozione è evidente nei partecipanti. Ho girato moltissimo materiale per questo documentario che amo e difendo con passione'.
Stai già progettando il prossimo film? 'Sì, ho già scritto la sceneggiatura insieme a Antonio Piva e Alessandro Valentini de I galantuomini, una storia che si svolge negli ambienti criminosi della Sacra Corona Unita. C’è un PM innamorato di una donna sulla quale indaga. Ci si domanda se è giusto amare chi ha scelto di stare dalla parte 'sbagliata' e se la legge non tanto sia uguale per tutti, ma se sia 'scritta', allo stesso modo, per tutti'.