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A cura di Antonello Zanda ed Elisabetta Randaccio

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DALL'ARCHIVIO DI GODOT CINEMA

Apocalypse now redux

Usa 1979-2001, 202 minuti
Drammatico


Regia: Francis Ford Coppola
Cast: Marlon Brando (Colonnello Walter Kurtz), Martin Sheen (Capitano Willard),Robert Duvall (Colonnello Kilgore), Frederic Forrest (Chef), Laurence Fishburne (Mr. Clean), Aurore Clement (Roxanne de Marais), Christian Marquand (Hubert de Marais), Dennis Hopper (Reporter)

Produzione: --
Distribuzione: --

Sito ufficiale: http://

Ci si immerge fin dalle prime immagini dentro il fiume di fuoco che il tempo non riesce a farci dimenticare. Il Vietnam è lì, come una ferita mai rimarginata perché sempre aperta come una pagina di storia che non è stata ancora scritta del tutto. Lo schermo è il foglio bianco in cui si dipinge l'orrore della guerra, con il suo inchiostro rosso di sangue e le sue lingue di fuoco. Dopo 22 anni Apocalypse Now riemerge dagli inferi dell'inconscio produttivo di Coppola, reduce e rivelantesi come un nodo dimenticato nelle tenebre dell'umanità e messo tra parentesi per il corpus metaforico del cinema. Ancora agghiacciati dalla sindrome vendicativa del trio Bush-bin Laden-Sharon, il capolavoro coppoliano ci rivela l'essenza della guerra, la sua intima techné depositata nel cuore (di tenebra) degli uomini. Perché non dimentichiamoci sono gli uomini che si fanno la guerra. Coppola incorpora così sulla prima versione riconosciuta di due ore e mezza altri 53 minuti di tenebre del cuore (il film è ispirato alla novella di Conrad) che aspettavano nell’invisibile. La storia è arcinota: il capitano Willard è incaricato di eliminare il colonnello Kurtz, scheggia impazzita dell'esercito americano che si è insediato come un re nella giungla cambogiana e guida come un guru un esercito di guerriglieri indigeni. Il ritmo è liquido come quello di un film on the road/river. A bordo di una motovedetta il capitano insegue la propria missione lacerato dai dubbi: che senso ha eliminare un colonnello che fa notizia per i suoi eccessi sanguinari in un contesto che è criminale e sanguinario di per sé? Kurtz è la maschera pura della guerra, il genio del male che esercita il mestiere né più né meno che come il capitano Kilgore interpreta la guerra su una tavola di surf. Willard insegue una ragione impossibile mentre Kurtz attende la sua morte rituale per dimostrare che solo uccidendo l'orrore della guerra dal di dentro è possibile vincere la guerra.

Coppola ha ripreso in mano il girato del 1979, è salito anche lui sulla nave dei folli e ha innestato lunghe sequenze del tutto nuove: Willard che sottrae la tavola da surf a Kilgore; il baratto erotico con le conigliette di Playboy; l'incontro con i coloni francesi indocinesi di De Marais e la breve lettura di Kurtz di articoli (veri) di quotidiani americani del tempo. Sono quattro lunghi frammenti che fanno tracimare il film come un fiume in piena disegnando un imponente trip cinematografico. La cornice narrativa risulta indubbiamente più completa e si raccoglie intorno al centro di gravità della riunione a tavola con gli ex coloni francesi. Qui emerge la nodosa questione storica e politica del Vietnam, paese sfruttato, svuotato, umiliato, saccheggiato e frustato da tutti e in ogni occasione. Il corpo politico del film prende consistenza in questa sadica mensa di zombi. Si prepara - a colpi di fumate d'oppio - il confronto con Kurtz. Il suo cranio emerge dal buio come dal profondo, rivelando il vuoto pneumatico in cui boccheggiano gli ideali democratici e liberali americani. Kurtz è la voce nuda e cruda di un'America arrogante, che esporta il sogno della libertà sulle ali dell'orrore. A 22 anni di distanza, nel bel mezzo di un'altra orribile missione di morte, il film di Coppola sembra smascherare l'ipocrisia occidentale. Ottiene l'effetto immergendoci nel Vietnam - in un qualunque vietnam - dell'imperialismo. Il fuoco lambisce gli occhi, il napalm invade la sala. I teschi che punteggiano il cammino di Kurtz sono i teschi di qualunque popolo: vincono la storia perché oltrepassano il tempo e lo spazio. Sono le vittime invisibili di tutte le guerre, sono il lascito del passato, sono la vergogna dell'imperialismo etnocentrico, sono il tappeto su cui passeggiano i piedi dei mercanti d'armi. Coppola incrementa il tasso visionario, produce scacchi nella visione e colpisce al ventre con un film che ha una consistenza politica e storica straordinaria. Il cerchio del film si chiude su Kurtz e sembra di rivedere ancora oggi il respiro delle pale di elicotteri che come locuste alimentate dal freddo annuncio wagneriano si affacciano sul palcoscenico dei popoli inermi. Non molto diverso è il concerto di questi mesi, con Bush che dirige l’orchestra e i talebani e gli israeliani che suonano gli archi.




Antonello Zanda
azimut59@libero.it
 
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