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La sala delle Esposizioni Temporanee di Villasimius, rinnovata per l'occasione, ospita per tutto il periodo estivo Kabuki. L'arte del teatro nel Giappone dei Tokugawa, una prestigiosa mostra di stampe giapponesi ukiyoe, che ha ottenuto, per il suo elevato valore artistico, autorevoli patrocini. In mostra vengono esposte 47 antiche incisioni che costituiscono autentici capolavori dei maggiori maestri giapponesi operanti nel periodo Tokugawa.
Il percorso espositivo esemplifica otto temi portanti dell'arte e della cultura teatrale nipponica. Per ciascun tema, verranno esposte alcune stampe di carattere paradigmatico e di altissimo valore artistico ed estetico, seguendo un ordine cronologico che parte dal Settecento fino ai primi del Novecento. Fra le opere esposte, si segnalano alcuni capolavori assoluti della xilografia giapponese.
Si tratta di opere appartenenti a collezionisti privati, di formato variabile, fogli singoli, dittici e trittici. Le opere saranno suddivise in due gruppi che verranno esposti alternativamente. La raffinatezza estetica e la complessità etica di tali stampe vengono scandagliate e approfondite da una lente multimediale che precisa i particolari della rappresentazione artistica, secondo chiavi di lettura multifocali e multilivello.
Nel contesto dell'esposizione, infatti, è prevista una proiezione che presenta una sequenza di scene in movimento tratte da vere performance dell'età moderna. L'impatto per il visitatore è di sicuro effetto.
L'allestimento, progettato dallo Studio Cupellini di Firenze con la direzione artistica di Bianca Laura Petretto, intende riproporre in termini spaziali il percorso verso una migliore conoscenza di una civiltà ricca e complessa come quella del Sol Levante.
L'esposizione Kabuki. L'arte del teatro nel Giappone dei Tokugawa, inaugura il ciclo di eventi del programma 'VillasimiusMostre', che il Comune di Villasimius e l'Area Marina Protetta del Comune di Villasimius, in collaborazione con l'International Center for Studies in Anthropology of Art (ICSAA) di Cagliari, promuoverà per tutto l'anno 2005.
Dopo il Kabuki, sarà la volta delle splendide fotografie di Gaetano Di Chiara (in mostra alla Fortezza Vecchia nel mese di Agosto); quindi, in autunno, aprirà l'esposizione di disegni e incisioni dei maggiori pittori francesi della seconda metà dell'Ottocento; conclude l'anno un'originale mostra del fotografo Giancarlo Costa e dei suoi mostri marini.
Il kabuki era un teatro popolare colorato, sensuale, ricco di enfasi, stravagante e volutamente artificioso. Originario del Giappone della fine del XVI secolo, metteva in scena la cultura e le aspirazioni della borghesia mercantile (chonin bunka), che deteneva il controllo economico del Paese, ma cui era precluso l'accesso al potere politico.
L'origine del kabuki viene fatta risalire all'attività di Izumono Okuni, una danzatrice sacra del tempio di Izunono Oyashiro, a Kyoto, che, nei primi due decenni del XVII secolo, allestì spettacoli innovativi, intrisi di sensualità e ricchi di trovate sceniche, molto popolari tra il pubblico.
Fra il 1603 e il 1652, il teatro kabuki ebbe i suoi primi tre stadi di sviluppo: all'originario onna kabuki, il kabuki delle compagnie di attrici, fecero seguito il wakashu kabukie lo yaro kabuki, in cui i ruoli femminili furono impersonati, rispettivamente, dagli adolescenti e poi dagli uomini adulti di basso rango (onnagata), a seguito degli interventi censori delle autorità, preoccupate del diffondersi della prostituzione femminile e poi di giovani efebi, quale conseguenza delle rappresentazioni teatrali.
Nel periodo Genroku (1688-1703) il teatro kabuki raggiunse la pienezza delle sue forme espressive: furono codificati il mascheramento (costumi e trucco), gli accompagnamenti musicali e la presenza degli oggetti scenici, mentre, scomparsi i teatri all'aperto, le rappresentazioni si tennero in edifici appositamente deputati che legarono la loro fama a quella delle compagnie che vi recitavano. L'attuale parola kabuki si scrive con gli ideogrammi ka = canto, bu = danza, ki = tecnica, abilità, scelti appositamente per significare i tre elementi che lo caratterizzano.
Una caratteristica di rilievo del kabuki è l'interazione tra l'attore e il pubblico. Il legame fra gli ammiratori e un divo del teatro kabuki era forte a tal punto che la tradizione ha ritualizzato l'atto di applaudirsi per ringraziarsi reciprocamente (teuchi shiki). La buona riuscita di uno spettacolo kabuki dipende in buona parte dal corredo teatrale e dalle scenografie. Il corredo definisce il ruolo impersonato dall'attore e ne determina il livello. Esso si compone di straordinari costumi e di parrucche, trucchi, fasce, fazzoletti, stemmi, ventagli, armi e armature, di cui lo spettatore condivide i significati simbolici. Le scenografie prevedono sfondi dipinti, sipari, tende, piani, pedane, piattaforme girevoli e altri congegni che permettono una restituzione stereotipata, ma vivace e ricca di effetti, della realtà. L'allestimento, inoltre, non può prescindere dalla presenza di un coro e di un'orchestra, con strumenti tradizionali molto diversi, tra i quali una sorta di chitarra a tre corde (shamisen), i flauti, il gonge altre percussioni. |